Carissimi,

per voi cultori del calcio espressionistico tedesco e delle partite di MLS di essay, tracciamo una riflessione sull’annoso problema delle statistiche moderne, in particolare xG e xGoT.

Per coloro che sono rimasti inopinatamente indietro nella pseudoscienza della spiegazione causalistica dei risultati sportivi, xG è un parametro che assegna al tiro una probabilità di successo (gol) basata sulla geografia dell’azione (da quale posizione viene calciato il pallone, la disposizione degli avversari, ecc.). xG evolve in xGoT dopo il tiro (oppure per amicizia, sopra il livello 28 e solo di mattina), aggiornando la probabilità a seconda della qualità della conclusione.

Orbene, quali obiezioni si possono sollevare riguardo l’utilità di questi indicatori?

Poche in realtà: i due parametri sembrano ben costruiti, a patto che il fine sia legittimo, per esempio per aiutare un attaccante a migliorare nella finalizzazione o, più generalmente, se si vuole valutare la pericolosità delle azioni costruite dalla squadra.

Ma se messi in mano di avventori dell’informazione e della statistica divengono immediatamente strumenti pericolosi ed inaffidabili … vediamo come mai.

  1. C’è xG … ed xG.

Prendiamo una situazione tipo “rigore in movimento” (alias tiro da centro area senza difensori in opposizione e con portiere molto vicino alla linea di porta). Un’occasione del genere è valutata tra 0.4 e 0.6 xG (ossia dal 40 al 60% di probabilità di gol). La valutazione, come abbiamo detto, è fatta sulla base della geografia, ma non della storia e tantomeno dell’anagrafica. In sostanza, non viene tenuto in considerazione se il calciatore che arriva alla conclusione si è fatto 60 metri di campo in sprint oppure no, se è Harry Kane o Cesar Prates, se in porta c’è De Gea o Onana dei tempi d’oro allo United. La valutazione, pertanto, è quantomeno semplicistica.

  1. Viva la somma

Fare la somma degli xG … capolavoro di incoscienza statistica, flagello del rigore matematico! Costruiamo un esempio alla Giulio Cesare per capire meglio la follia associata a quest’operazione.

Compriamo un dado a 20 facce e proponiamo un gioco ai nostri amici: facciamo un lancio, se esce un numero da 1 a 6 vincono loro, altrimenti facciamo un secondo lancio, questa volta vincente (per loro) se esce un numero da 1 a 5. Se nel secondo lancio esce un numero da 6 a 20, invece, vinciamo noi. Sembrano dubbiosi? Convinciamoli con la somma degli xG!

“Amici miei! Al primo lancio la vostra probabilità di vittoria è 6/20 (0.3), al secondo è 5/20 (0.25), se sommate i due numeri avete 11/20 (0.55), ben il 55% di probabilità!”

La realtà è ben diversa: delle 400 (20×20) combinazioni possibili dei due lanci, sono vincenti “solo” 190 (47.5%), un po’ meno della metà – provare per credere. A patto di giocare con un numero sufficiente di persone, ci faremmo un bel gruzzolo.

Cosa ben diversa se avessimo proposto di fare un solo lancio e di dare vincenti i numeri da 1 a 11, in quel caso la probabiltà sarebbe effetticvamente stata del 55%.

Morale: meglio una singola occasione da gol valutata 0.55 che due la cui somma fa 0.55!

  1. E se non tiro?

Facile! Niente xG, anche se la palla ballonzola beffardamente sulla linea di porta, anche se l’azione prodotta è talmente pericolosa da sfiorare la calamità, senza la conclusione non ci puoò assolutamente essere xGoT (per definizione), molto spesso nemmeno xG. L’imprevedibilità del calcio prevede anche il contrario, ossia partite sull’1 a 1 con xG rispettivi di 0.05 e 0.12 (benedetti autogol!).

Per concludere, come ben sapete a noi piace il calcio “analogico”, quello delle valutazioni fatte a braccio, di “Mi piace quel numero 7!” e di “È arrivato in ritardo”. Tutti aspetti difficilmente quantificabili. Non ci opponiamo alle statistiche di analisi, sia ben chiaro: sono utili per cogliere gli aspetti che l’occhio non vede. Ma l’occhio resta lo strumento principale di valutazione.

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